|
1 Geometri Comitato Modenese > 1.4 Storia e Giurisprudenza > 1.4.1 Storia |
| Sprazzi di storia dei Geometri di Modena (e Reggio Emilia) |
|
2002 RELAZIONE DEL PRESIDENTE - ASSEMBLEA PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DEL COLLEGIO GEOMETRI DI MODENA 2002 - 2004 Egregi Colleghi, prima di accingermi a svolgere una succinta relazione delle attività svolte dal Consiglio del Collegio nel biennio che sta per scadere, succinta relazione perché una relazione completa comporterebbe la disponibilità di diverse ore, ho il piacere di porgere a tutti gli iscritti presenti o assenti alla presente assemblea il caloroso saluto del Consiglio uscente ed un ringraziamento per l'attività professionale svolta, attività che, ancora una volta ha contribuito nella stragrande maggioranza dei casi a portare lustro alla nostra categoria. Grazie egregi colleghi. Da sempre, e da ogni parte, si va giustamente affermando che quella di geometra è una professione antica e che la figura del geometra è oggi una figura essenziale nella società italiana così come lo è stata fin da epoca remota. Oggi però mentre la nostra professione va continuamente evolvendosi, non avanza assolutamente da formazione scolastica, ma, anzi questa arretra così come pure non avanza l'adeguamento delle competenze e dellordinamento professionale del geometra alle mutate realtà del mondo d'oggi rispetto a quel lontano 1929 anno questo in cui lo stato italiano si attivò con molta sensibilità per assegnare precise competenze e, per quei momenti, ben definiti ordinamenti delle professioni tecniche. Tutta questa grave lacuna che è rimasta sopita nei primi anni del dopo guerra, cioè nel periodo così detto di boom economico da anni e specialmente oggi si presenta in tutta la sua negatività. In questo negativo scenario si sono andate negli ultimi anni intromettendo alle normative ancora oggi operanti, le normative dettate dalla CEE e ciò ha comportato l'insorgere di una grande confusione stante i vari tentativi, nella maggiore parte falliti, di far maritare le une alle altre normative. Ciò ha comportato l'attivazione di un istituto di controllo e garanzia alle normative CEE, si tratta dell'autorità garante che ha il compito di far applicare in Italia le norme comunitarie e di controllare il rispetto delle stesse nell'ambito italiano. Ministeri, ministri, sottosegretari, politici di ogni colore, hanno fatto a gara, ed anche oggi fanno a gara, molto spesso, per far trionfare le proprie idee volte all'allineamento delle normative italiane a quelle europee. Ma oggi pertanto ancora tutto è incerto e anche laddove esistono precise leggi nessuno fa qualcosa di positivo per renderle operanti. Si è fatta dalla sinistra una legge per la riforma della scuola avversata dalla destra, oggi è in corso di approvazione dalla destra una riforma della scuola che però è avversata dalla sinistra e chi delle due riforme risulterà vincente è ancora tutto da scoprire. L'inserimento nel nostro ordinamento delle disposizioni comunitarie è ancora al di là da venire. L'elemento più inquietante per i professionisti non è tanto la diversità fra i due ordinamenti, quanto la quasi sicurezza che non vi saranno altri interventi volti a modificare la normativa italiana in modo da consentire al libero professionista italiano di operare nella certezza del diritto non solo al di fuori dei confini d'Italia, ma anche all'interno di detti confini. Se a questo primo grande problema si deve aggiungere il problema delle competenze, problema mai affrontato dai vari governi che si sono succeduti dal giorno della liberazione ad oggi, sono trascorsi oltre 50 anni governi i cui rappresentanti hanno sempre affermato che occorre una legge quadro che prenda in esame le competenze di oltre 50 libere professioni oggi esistenti in Italia, legge quadro alla quale però mai nessuno ha osato mettere mano, la situazione oggi delle libere professioni, compresa la nostra, è rimasta quella che è in atti fin dal lontano 1929, epoca in cui il tecnico professionista geometra operava con triplometri, paline e cordella ed in casi abbastanza rari, con livelli a cannocchiale, epoca in cui l'uso del cemento armato era sconosciuto alla stragrande maggioranza dei tecnici laureati. Oggi la grande confusione conseguente il mancato adeguamento degli ordinamenti professionali italiani al progresso tecnico, genera giornalmente attacchi alla nostra categoria rea solo di essersi adeguata ai tempi, di essersi creata una cultura per essere al passo del progresso tecnologico. Frattanto la scuola per geometri è andata sempre più scadendo; non solo è rimasta ferma su modelli superati, ma ha creato modelli nuovi sempre meno formativi e professionalizzanti aumentando sempre più il divario fra le esigenze di una moderna preparazione professionale che viene richiesta da una società in continua evoluzione e la preparazione che viene impartita specie nel nostro caso, dalla scuola secondaria superiore, che si vuole ancora fare chiamare per geometri. La scuola secondaria superiore per geometri ha il dovere di fornire ai giovani una maggiore preparazione sia culturale che tecnica di base. La riforma del '69 introducendo nel sistema scolastico la garanzia del conseguimento, sempre nel nostro caso, di un diploma di geometra, con lobbiettivo della quantità anziché della qualità dei diplomi, ha instaurato la negazione del diritto alla cultura. Sempre più forte ed evidente è divenuta la realtà che il diploma di geometra non è più da valutare quale apice di una fase scolastica sufficiente all'inserimento nell'attività professionale, né il biennio di praticantato introdotto per cercare di sopperire alla profonda insufficienza delle basi scolastiche, ha prodotto esiti sconfortanti. Assistiamo sempre più ad un costante logorio della qualità dellinsegnamento dovuto alla decapitazione dei programmi scolastici e alla impossibilità per gli insegnati di attuare un'opera di maggiore selezione fra che frequenta la scuola per geometri. Oggi a chi frequenta anche senza studiare, la scuola secondaria superiore presso istituti tecnici viene consegnato a fine corso e con la massima magnanimità, un diploma di geometra che col geometra non ha nulla a che fare. E questa la più dannosa delle risoluzioni alle quali la scuola si presta. E una situazione da condannare. Il ministro Berlinguer con la sua riforma della scuola ha poi dato la mazzata finale per la scomparsa della scuola per geometri. I diplomi che vengono rilasciati agli studenti sono diplomi di solo maturità e quindi figli spuri dei diplomi di geometri di un tempo. Nel luglio dello scorso anno è venuto alla luce il DPR 328 che in parte conferma le attuali normative per l'abilitazione della professione del geometra ed in parte delle nuove regole sempre per l'abilitazione alla professione, norme queste che praticamente confermano l'inutilità delle scuole di base e cioè delle scuole secondarie superiori. Vengono finalmente messi sulle rampe di lancio i corsi IFTS ed i corsi universitari triennali. Se dobbiamo prendere atto che i corsi IFTS vengono svolti in 1200 ore di insegnamento da svolgersi in 4 semestri con l'obbligo di effettuazione di un esame finale 3 prove scritto-grafiche e l'esame orale su tutte le materie dell'arco professionale e che ognuno dei corsi universitari triennali conceda le abilitazioni e l'acquisizione della laurea di specializzazione solo su uno dei tre settori previsti dalla legge e cioè Edilizia, Ingegneria della infrastrutture, Sistemi informativi territoriali, e che l'abilitazione a fine di ogni corso universitario da' diritto al titolo di geometra laureato, previo superamento di un esame finale in tutto simile a quello dei corsi dell IFTS, dobbiamo concludere che corsi IFTS ed universitari prendono atto che l'attuale scuola secondaria superiore è solo stato un inutile perditempo e ciò lo rafforza il fatto che le competenze del geometra abilitato dopo i corsi IFTS ed i corsi universitari rimarranno le stesse per ognuno dei tre tipi di abilitati. Si vocifera, ed alcuni lo danno per certo, che la legge 75/85 col suo tirocinio professionale biennale, verrà buttata alle ortiche. Ora speriamo, purtroppo possiamo solo sperare, visto quel che è avvenuto fino ad oggi, che i corsi universitari ed IFTS mantengano le promesse che il DPR 328 ci porta a credere. Ma dal luglio 2001 ad oggi nessun regolamento attuativo dei nuovi corsi così ha fatto seguito alla Legge e tutti aspettiamo dal Ministero, dalla Regione, dall'Università e dal nostro Consiglio Nazionale precise direttive. Tutto al momento è lasciato alle iniziative dei Collegi, ma se non c'è un'unica e precisa regolamentazione sicuramente i corsi IFTS ed universitari diversificheranno da Collegio a Collegio, da Università ad Università e ciò potrà far insorgere molta confusione che andrà annullare la validità dei corsi stessi. Anche noi Collegio di Modena avvertendo il bisogno di dare il via quanto prima ai suddetti corsi ed essendo fino ad oggi rimasti in attesa di un regolamento della legge, in accordo col Preside del G. Guarini Dr. Flori, abbiamo preso contatto con il preside della Facoltà di ingegneria dell'università di Modena e R.E. per tentare di mettere in cantiere sia un corso IFTS che un corso universitario. Abbiamo da circa un mese chiesto lumi all'assessorato alla scuola della Regione e siamo in attesa di una risposta. Abbiamo però al momento la certezza che l'università e la regione pur conoscendo l'esistenza del DPR 328 non sanno pure loro come muoversi. Nei primi giorni del mese entrante abbiamo un altro incontro col Preside della Facoltà di ingegneria e con un centro di studi di R.E. e vedremmo da questo incontro cosa potrà essere messo in cantiere. La Cassa di Previdenza al fine di stimolare diplomati, a frequentare corsi IFTS ed universitari anziché ricorrere al troppo spesso non formativo biennio professionale, ha deliberato sostanziosi contributi sia per favorire la messa in cantiere dei corsi e sia per rendere meno oneroso dal lato economico ai corsisti la frequenza ai corsi. Della delibera della Cassa di previdenza ne sarà dato quanto prima doverosa pubblicità sia sul periodico d'informazione del Collegio e sia sul sito internet sempre del Collegio. Ritengo quello della scuola il più inquietante problema che deve essere affrontato e ciò per tanti motivi. Non ultimo quello relativo alla sopravvivenza della nostra Cassa di Previdenza. Passo quindi ad esporvi la situazione attuale. Non esiste in campo nazionale una grande disparità di vedute nella individuazione dei problemi da affrontare. La disparità esiste quando si va a ricercare una politica da condurre unitariamente dalle Alpi alla Sicilia. Ogni Collegio ha una politica propria e ben difficilmente è disposto ad adattarsi alle altre politiche e qui forse sta il massimo dei problemi. Le elezioni al vertice della categoria sono poi sempre più rivolte a far trionfare vuoti campanilismi anziché a ricercare persone preparate e capaci di affrontare i compiti conseguenti reiezione. Troppi sono sempre gli eletti che non hanno una vera attività professionale e come potrebbe essere altrimenti se gli impegni di carica dei quali molti di carattere burocratico, impongono di dedicare alla stessa tre o quattro giorni della settimana? Nel Consiglio Nazionale non esiste un vero programma di lavoro volto a prevenire anziché cercare di reprimere le visioni politiche ed il legiferare del governo. Troppo spesso si spera di poter mettere delle pezze in un abito nuovo anche perché i nostri governanti sono molto spesso portati a tener nascoste le loro idee il più possibile per poi poter essere liberi di tradurre le stesse in legge, senza interpellare assolutamente le categorie interessate. Così ha fatto Berlinguer con la riforma della scuola secondaria superiore, così forse sta andando a fare la Sig.ra Moratti, così è stato fatto con il D.P.R. 328, così è stato fatto con il riordino, a dir loro del catasto. A parte le molte parole che in ognidove ed in ogni occasione vengono dal nostro Consiglio Nazionale buttate al vento per lamentare o fare critiche a posteriori alle decisioni del governo, per lamentare il problema del regolamento professionale e delle competenze, mai nessuna vera e profonda azione è stata studiata ed organizzata nel tentativo di condizionare il fare futuro di ministri e ministeri i quali, a loro volta, come dicevo, mai hanno avvertito il dovere di interpellare la categoria prima di emettere provvedimenti. Parole quelle del C.N. troppo spesso buttate al vento. Basta prendere atto del congresso di Napoli al quale, nonostante gli inviti fatti, nessun uomo di governo ha presenziato fosse stato anche solo per porgere gli auguri di buon lavoro. Ma per illudersi e per illudere il C. N. si è intestardito ancora una volta ad affidare a qualche onorevole in cerca di gratuita pubblicità l'ennesima proposta di legge sulle competenze, proposta di legge che per l'ennesima volta è stata portata in aula per l'approvazione a fine legislatura e, che per lennesima ed una volta, per mancanza di tempo, è stata archiviata. Sono oltre trent'anni che le altre trenta proposte di legge con la medesima scusa sono state rigettate. Ma il C. N. continua nonostante tutti i torti subiti ad essere un fedele ed ossequioso servitore di ministri e ministeri quando questi non per favorire la nostra categoria ma per il solo interesse dello stato italiano approva leggi che per renderle attive occorra la presenza del geometra. Siamo, come dicevo qualche giorno addietro ai consiglieri di collegio, ritornati al tempo del bastone e della carota ma il C. N. non ha assolutamente avvertito questa errata sudditanza al fare dei politici. Senza porre precise condizioni il C. N. si è reso servitore dello Stato nella recondita speranza che qualcuno poi si ricordi della nostra categoria. Abbiamo chiesto precise disposizioni per essere tecnici col diritto di essere riconosciuti anche nei paesi della CEE. Lo Stato ci ha dato il D.P.R. 328 ma non il regolamento attuativo ed il C. N. non se ne preoccupa e ci invita e ci suggerisce di rivolgerci alla Regione se abbiamo l'intenzione di dare attuazione ai disposti della legge. In tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, molti Collegi cercano di mettere in essere corsi IFTS ed universitari. Ma quale sarà il contenuto di detti corsi? I contenuti di detti corsi dipenderanno dalla fantasia e dalla intelligenza di chi li andrà porre in essere, con il sicuro risultato che i geometri abilitati o laureati nelle varie regioni e nelle varie università saranno solo tra di loro lontani parenti. E' stata ripresentata la proposta di legge sulle competenze e si spera ancora una volta nella sua approvazione. Nulla ha fatto il C. N. pur essendo a perfetta conoscenza dei nostri pessimi rapporti con funzionati e dirigenti dell'Ufficio del Territorio di Modena, e nonostante le tante promesse di venirci in soccorso. E noi per poterci difendere abbiamo dovuto ignorarlo e scavalcarlo andando direttamente alla fonte a Roma. Ci conforta in tanta negatività il fatto che il C. N. ha nominato quale rappresentante di categoria in seno al Consiglio Direttivo del Sifet il Geom. Massimo Secchia. Esiste poi il CRER, Comitato che da anni annaspa, vivacchia, discute disordinatamente dei tanti problemi senza mai riuscire ad ottenere un preciso adeguamento da parte dei Collegi della Regione a quello che è il pensiero della maggioranza. Ogni Collegio da sempre continua a fare quanto a lui è più gradito e ciò in barba ai deliberali del comitato. Esiste una netta divisione fra i Collegi dell'Emilia e quelli della Romagna ed un condannabile scollamento fra i Collegi dell'Emilia. Per due volte negli anni scorsi il Collegio di Modena aveva dato le dimissioni da componente il C.R., dimissioni poi ritirate a seguito di precise promesse ricevute ed alle quali il nostro Collegio aveva ritenuto opportuno porre fede stante l'importanza che al C.R. veniva attribuita dal Consiglio del nostro Collegio. Però nonostante le promesse l'andazzo è sempre andato peggiorando per cui il Collegio di Modena ha deliberato a malincuore ancora una volta di togliere la propria presenza al C. R.. In data 20/08/2001 il Collegio di Modena ha comunicato la propria decisione al coordinatore del C. R. ed ha dettato le precise condizioni per il proprio rientro al comitato, condizioni che, se richiesto, sono pronto a rendere note e che si incentrano tutte nel pretendere dai Collegi della Regione un uniforme comportamento e che la funzione del C.R. sia quella di coordinare il comportamento stesso. Nonostante promesse verbali ed attestati, pure verbali, di giusto riconoscimento delle condizioni poste dal ns. Collegio a tutt'oggi però nessun Collegio della Regione ha voluto accettare per iscritto le condizioni da noi poste. Molti sono i Collegi che vogliono mantenere una propria autonomia di fronte ai deliberati della maggioranza in seno al C.R. e pertanto il Collegio di Modena rimane sull'Aventino perché riteniamo inutile spendere soldi e tempo per mai nulla decidere stante la caparbietà con la quale volta a volta i Collegi difendono e non rinunciano al proprio fare. Dei rapporti con l'Ufficio del Territorio e con la Cassa di Previdenza vi relazioneranno il Geom. Massimo Secchia ed il Geom. Andrea Ognibene. Io posso continuare la relazione rendendovi edotti dell'opera del Consiglio del Collegio a sostegno e favore degli iscritti. E' una relazione molto stringata di un lavoro che però ha comportato un impegno quasi giornaliero da parte dei Consiglieri. Ogni qualvolta i colleghi hanno lamentato il rifiuto di una amministrazione comunale a riconoscere competenze al geometra il Collegio è sempre intervenuto in soccorso e quasi sempre con successo. Abbiamo la fortuna che in mancanza di precise competenze dettate dal ns. regolamento professionale, esistono sentenze della magistratura che ovviano a tale mancanza e ci danno un grande aiuto per superare gli ostacoli che si parano innanzi all'operare degli iscritti. Nel biennio che sta per scadere n. 22 sono state le riunioni del Consiglio ed inoltre ogni lunedì mattina i Consiglieri si riuniscono al Collegio per riunioni informali volte all'aggiornamento costante della situazione. Di norma tutti i lunedì mattina il Presidente è a disposizione degli iscritti e, come molti di Voi hanno potuto prendere atto, sempre parecchi sono gli iscritti e non solo gli iscritti, ma anche i loro clienti, che affollano l'atrio del Collegio per conferire col Presidente o con altri Consiglieri. Oltre una ventina sono stati gli interventi volti a risolvere contenziosi fra iscritti e clienti. N. 5 sono stati i procedimenti disciplinari a cui il Collegio è dovuto ricorrere per accertare e giudicare il comportamento professionale degli iscritti. N. 68 sono state le parcelle vidimate delle quali talune dopo il loro completo rifacimento. N. 24 sono state le circolari inviate agli iscritti. N. 7 sono stati i convegni organizzati per presentare agli iscritti quasi sempre le nuove normative. N. 727 sono state le lettere inviate agli iscritti, ad Enti, Amministrazioni locali ed agli organismi al Vertice di Categoria. N. 6 sono state le presenze alle Assemblee dei Presidenti in Roma, n. 4 sono state sempre le presenze a Roma del sottoscritto quale componente il Comitato Ristretto Ordinamento ed oltre 20 le presenze a Roma ed in altri Collegi dell'Emilia del Geom. Ognibene nella sua qualità di delegato della Cassa di Previdenza. N. 12 sono state le presenze alle Riunioni del Comitato Regionale. N. 4 sono state le partecipazioni a Roma delle nostre segretarie per gli opportuni aggiornamenti sia della applicazione delle nuove normative della Cassa di Previdenza che per ricevere istruzioni in merito alla tenuta della contabilità del Collegio. N. 6 sono stati gli incontri con la Presidenza dell'istituto G. Guarini nel doveroso tentativo di condizionare i programmi di studio della scuola per Geometri. N. 230 sono state le ore dedicate dai Consiglieri allo svolgimento delle lezioni del corso di preparazione agli esami di abilitazione. N. 10 sono 1 Consiglieri che hanno fatto parte delle Commissioni di esame per labilitazione professionale. N. 1252 sono state le denunce alla Cassa dei redditi professionali degli iscritti e raccolte dal Collegio. N.8 i periodici di informazione inviati agli iscritti n.15 sono state le segnalazioni di terne per la composizione delle commissioni edilizie; N. 180 sono state le iscrizioni raccolte all'albo dei tirocinanti. Tutte le settimane il Consigliere Forghieri esamina e vidima i libretti dei tirocinanti nei quali si va ad esporre l'attività semestrale svolta dai tirocinanti. N.5 i corsi effettuati presso il Collegio sulla sicurezza, sull'ambiente, ANAB e C.T.U. giudiziario. Innumerevoli sono stati gli interventi del Geom. Massimo Secchia e del Geom. Francesco Gorrieri presso l'agenzia del territorio per contrastare e tentare di condizionare il fare dei suoi funzionari. N. 10 sono state le partecipazioni del sottoscritto quale Consigliere ai lavori del Consiglio della Camera arbitrale presso la Camera di Commercio. A seguito delle numerose lettere inviate al Ministero delle Finanze ed a tutti i dirigenti nazionali e regionali, il Collegio è stato ricevuto a Bologna dal 1° Dirigente Regionale Dr. Marino ed oggi siamo in attesa che ci venga comunicata una nuova data per un incontro a Roma presso il Ministero, nuova data perché lappuntamento in precedenza fissateci per il giorno 25 Marzo coincideva con gli impegni a noi derivanti dalla presente assemblea per il rinnovo del Consiglio del Collegio. Parecchie sono state le partecipazioni ad incontri con Amministrazioni Comunali e Provinciali volti alla difesa delle competenze professionali ed ad esprimere il parere del Collegio sull'iniziative delle amministrazioni stesse. Non si contano poi tutte le pratiche di pensione istruite dal Collegio e le comunicazioni alla Cassa di previdenza delle variazioni all'Albo. Non si contano i viaggi in tutta Italia del Geom. Massimo Secchia nella sua qualità di esperto in rilevamenti a mezzo di strumentazione GPS. Di altre attività svolte dal Consiglio per rendere sempre più il Collegio al passo dei tempi ve ne parlerà il Geom. Massimo Secchia. Grazie al prezioso fare della nostra segretaria Sig.ra Patrizia Ricco è stato posto in essere con la supervisione del Commercialista Dott. Carlini, la contabilità del Collegio aderente alla normativa dettata dallo Stato, anche se dette normative non sono ancora obbligatorie. Modena se non l'unico è sicuramente uno dei pochi Collegi che si sono prontamente adeguati alle normative ministeriali ed il Consiglio del Collegio di Modena è veramente lieto di porgere alla Segretaria ed al Dott. Carlini una profonda riconoscenza per il lavoro svolto. Ma c'è che, con malanimo nei confronti del Consiglio uscente e sicuramente con poca conoscenza pretende di fare la critica al bilancio preventivo portato all'approvazione degli iscritti in apposita Assemblea. Questo signore che forse avrebbe anche la pretesa che il bilancio fosse presentato e discusso solo quando a lui fa comodo arrivare in Assemblea e cioè dopo minuti quaranta dall'orario prefissato, non solo si meraviglia al suo arrivo che il bilancio sia stato già approvato, ma ritornato sul silenzio della sua cameretta, si permette di scrivere un articolo e renderlo noto attraverso un sito internet di un comitato di Geometri, comitato che vorrebbe essere se non proprio il contraltare del Collegio, un esempio da imitare. Questo signore con l'agire proprio di chi con atteggiamento supponente e furbesco vuole travisare la realtà, vuole insinuare nellanimo degli iscritti per istigare e suggestionare e creare turbative accusando di errato procedere il Consiglio di Collegio, da invece prova di impreparazione e di non avere la modestia di chiedere preventivamente a chi di dovere chiarimenti sui bilanci, bilanci che vengono notificati preventivamente agli iscritti. Se questo collega poi avesse rispettato la puntualità avrebbe avuto la possibilità di non incorrere nelle imprecisioni che ha voluto porgere per iscritto ai colleghi - era la precisa volontà di bollare l'agire del Consiglio del Collegio. Non esiste in primis nessun clamoroso così come viene definito dal nostro censore, nessun errore nel bilancio preventivo in quanto la cifra apparsa nel bilancio preventivo è dovuta solo ed esclusivamente ad un errore formale di trascrizione e non rientra assolutamente nella sommatoria delle cifre esposte nella colonna in cui è andata ad inserirsi. Era sufficiente controllare la sommatoria delle cifre elencate in quella colonna di bilancio per evitare l'accusa, ma ciò non avrebbe portato acqua al mulino del sobillatore che già prima di scrivere ben conosceva l'origine dell'ininfluente errore formale di trascrizione. Di fronte poi al rilievo che esiste una continua mungitura del fondo createsi con gli accantonamenti precedenti, si deve rilevare il contraddittorio comportamento del Collega sia nel caso che si formino accantonamenti e sia nel caso che si spendano i soldi in precedenza accantonati. Quando si formano accantonamenti come negli anni passati viene lamentato e criticato il non impiego di questi accantonamenti. Se poi questi accantonamenti sono oggetto di "mungitura" anche ciò non viene ritenuto giusto. Sono stati spese da lui i soldi per dar vita alle stazioni fìsse GPS? Se il soldi si devono accantonare per far poi fronte a sicure evenienze l'interessante è che questi accantonamenti vengano munti per far fronte a spese utili e necessaire, per far fronte all'aumento di quote che ci vengono richieste dal Consiglio Nazionale e per rinnovare macchine e strumentazioni in uso al Collegio. Perché questo collega non afferma che queste mungiture sono state effettuate per fini inutili e sbagliati? Quando poi il collega afferma che esiste un elevato numero di colleghi morosi, o non ha memoria alcuna o, ancora una volta vuole accusare, volutamente pur sapendo di non essere nel giusto, ma solo per accusare ad ogni costo. Debbo informare questo collega che tra i troppo morosi che lui lamenta c'è anche lui e tutti gli iscritti all'Albo in quanto non è possibile mettere in bilancio quote che si andranno ad incassare dalle esattorie dopo la data di previsione del bilancio da approvare. Sappia questo collega che, se non in rarissimi casi, che sono stati oggetto di provvedimenti disciplinari, non esistono iscritti morosi. Dopo tutte queste critiche dobbiamo, battendoci il petto e recitando il mea culpa, esternare a tutti gli iscritti le nostre colpe: non abbiamo sottoposto preventivamente il bilancio alla supervisione del nostro collega il quale, con tutta la sua esperienza di bilanci, ci invita, e lo ringraziamo, a consultare i bilanci del Collegio di Avellino per prenderne buona nota. Dalla consultazione del bilancio preventivo del Collegio di Avellino, abbiamo potuto prendere atto che lo stesso non è un bilancio ma bensì uno sbilancio esistendo una certa differenza fra somme in entrata e somme in uscita. E quello di Avellino quasi il bilancio che una brava colf presenta al ritorno dal mercato alla padrona di casa. A parte un piccolo errore di somma pari a circa 300 milioni esiste in detto bilancio fra le spese per attività del Collegio una previsione di spesa di 15 milioni circa per attività sportive che rappresenta una colpevole deviazione dell'impiego del denaro proveniente dalla riscossione delle tasse annuali versate dagli iscritti e non spendibile che per fini strettamente necessari a coprire le spese del Collegio così come statuito dal D.L. 23/11/44 n.382. Se qualcuno volesse denunciare questa illegittima distrazione di denaro a chi di dovere, per il Consiglio del Collegio di Avellino potrebbero aprirsi le porte delle patrie galere. Sempre dalle uscite dello stesso bilancio al capitolo spese per organi istituzionali, si nota l'elencazione della cifra di 90 milioni per contributo anni pregressi al Consiglio Nazionale. Ma di questo debito il nostro collega o non se ne è accorto o vuole forse insegnare anche al Collegio di Modena a non versare il dovuto contributo al Consiglio Nazionale al fine di accantonare somme maggiori. Dulcis in fundo appare nelle entrate al capitolo entrate varie, la cifra di 275 milioni per emissione visto su parcelle. La cifra di cui sopra rappresenta, in difetto, il 3% dell'imponibile esposto nelle parcelle sottoposte a vidimazione, imponibile che pertanto corrisponde a circa 12 miliardi. Gli iscritti ad Avelline sono in totale 1070 dei quali però n.69 non hanno diritto alla pensione non avendo mai avuto redditi professionali. Sono n.330 gli iscritti all'Albo che essendo impiegati versano alla Cassa di previdenza il contributo di solidarietà e quindi non esercitano la libera professione; molti però dei restanti 671, che così come ci indica la media nazionale, sono circa 1/6 degli iscritti si dichiarano liberi professionisti, ma che, vuoi perché neo iscritti o vuoi perché esercenti altre attività in proprio, hanno redditi minimi o saltuari se vogliamo essere ottimisti ed indicare in 500 gli iscritti veri liberi professionisti, dobbiamo prendere atto che ognuno di questi 500 iscritti presenta al Collegio ogni anno per la vidimazione parcelle per un imponibile di circa 25 milioni. Siamo nell'assurdo. A Modena, che ha un numero di iscritti che di poco si discosta dal numero di iscritti ad Avelline, si vidimano ogni anno n. 60/70 parcelle per un totale di imponibile pari a 600/700 milioni con un entrata per il Collegio attorno ai 20 milioni. Ed è quello di Avellino il bilancio che il Collegio di Modena dovrebbe consultare? Abbiamo sempre accettato critiche costruttive da qualsiasi parte esse provenissero, ma non possiamo accettare critiche ed accuse infondate che hanno il solo scopo di intorbidare volutamente le acque e non creare con ciò benefìcio alcuno, ma solo accusare pubblicamente l'operato del Consiglio del Collegio facendolo con arte apparire una allegra e disonesta brigata. Se questo è, come lo vuole la deontologia professionale, una collaborazione doverosa col Consiglio del Collegio, lo lascio giudicare agli iscritti. L'atto di accusa che elevo contro il collega che ha avvertito il piacere ed il dovere di dare pubblicità a notizie errate e fatte allo scopo di screditare e colpevolizzare l'operato del Consiglio del Collegio, sono costretto ad estenderlo anche a tutti coloro che compongono quel certo comitato perché se non hanno sentito il dovere di censurare il dire del loro compagno di cordata ne sono anche loro altrettanto colpevoli. Se poi pubblicano una fotografìa risalente all'anno 1968 intendendo con ciò denunciare e lamentare i miei 35 anni di Presidenza, occorre che questi Signori abbiano ben presente che la mia elezione è sempre stata una libera scelta dei colleghi e mai il sottoscritto è ricorso a bassi mezzi per elemosinare voti. I rigori disciplinari non bastano nei confronti di chi per etica non è più nelle fila della nostra categoria. Bisogna piuttosto che la carità intervenga accogliendo e consolando tutti coloro che fino ad oggi la maggioranza degli iscritti ha respinto. Il perdono è la più bella fra le virtù cristiane, ma praticarlo non è obbligatorio da parte di chi viene ingiustamente accusato e deriso. Nell'atrio del tempio per la grande festa pasquale Gesù brandì con impeto di collera la frusta per cacciare i mercanti. La categoria nostra oggi deve alzare la scopa, con gesto preciso e forte su coloro che sporcano la strada della stessa con le menzogne e con la loro protervia. Questi colleghi sono preti senza chiesa ed in viaggio costante verso quella agognata chiesa che da anni li rigetta; sono medici senza malati. Le parole con le quali salgono in cattedra diventano troppo spesso un abito di maschera, un espediente per tentare di intravedere l'interno della chiesa. Vinti dalle loro ben radicate idee che non hanno mai potuto trasformare in realtà, ne hanno addosso le stimmate che li condannano, sono inguaribilmente alteri del proprio grado che però li isola dal resto della categoria. Divenuti accaniti censori sempre ed in ogni caso, sono costretti ad alterare la verità spinti dalla speranza di una elemosina da parte dei colleghi iscritti all'Albo. Sono personaggi che avendo rinunciato ad essere severi ma onesti critici dell'operato del Consiglio del Collegio ed avendo optato di salire sul carro di un comitato, sono rimasti alla porta di entrambi ed hanno dovuto fino ad oggi annusare da lontano con la stessa malinconica avidità gli odori dell'incenso e di una magra terra. Non si può compatirli perché li si dovrebbe accettare. Sono soldati in cerca di un reggimento, sognano da anni rivincite ma non hanno nemmeno una giusta divisa ed una giusta bandiera che li possa dignitosamente e rispettivamente vestire e precedere il loro cammino. Prima di cedere la parola al Geom. Massimo Secchia ed al Geom. Andrea Ognibene debbo assolvere il gradito e doveroso compito di ringraziare tutti i Consiglieri del Collegio per la continua opera svolta, il Presidente ed i Consiglieri dell'Associazione geometri liberi professionisti e tutti i colleghi che in varie occasioni si sono resi disponibili per dare il loro contributo di esperienza e di lavoro in favore della categoria e degli iscritti. Un sentito ringraziamento debbo infine compiacere rivolgere alle Segretarie del Collegio sia per il loro encomiabile lavoro che per il costante impegno e per la disponibilità mai venuta meno ogni qualvolta occorre non guardare l'orologio per sbrigare lavori avente carattere d'urgenza. E con ciò termino e passo la parola al Geom. Secchia. |