Disputa tra il bello ed il brutto in edilizia
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IL BELLO E IL BRUTTO - MEGLIO TARDI CHE MAI...! Carissimo Morselli, Stavo ormai per chiuderla e riporla in libreria quando, una delle ultime pagine, mi ha lasciato decisamente perplesso: non potevo credere ai miei occhi! A pag. 61 leggo in grassetto: Disputa tra il bello ed il brutto e vi sono un paio di foto rappresentanti un recente (credo) restauro od ampliamento, presumibilmente in zona B, trattandosi di un edificio datato allinizio del secolo scorso. Larticolo non è firmato e, quindi, mi sento di imputare alla tua penna le parole che lo compongono. Immediatamente la mia memoria è corsa al felice e costruttivo periodo in cui, godendo della fiducia del Collegio e degli allora membri dellAssociazione, cercavo di trasmettere il mio modesto bagaglio culturale ai ragazzi che frequentavano i corsi per lesame di abilitazione. Il mio compito, assolutamente arduo nel poco tempo a disposizione, era quello di sensibilizzare la loro mente nellaffrontare le tematiche progettuali dal punto di vista architettonico. Per fare ciò mi avvalevo di tutti gli insegnamenti ricevuti nei quattro anni di frequenza presso la facoltà di architettura di Venezia dove avevo sostenuto parecchi esami di progettazione con alcuni dei migliori architetti d'Italia. Allora pensai che il metodo più sbrigativo fosse quello di porre allattenzione dei ragazzi sia alcuni interventi progettualmente corretti, sia alcune realizzazioni a dir poco vergognose e sprezzanti di ogni e qualsiasi rispetto sia per il buon gusto, sia per la cultura architettonica. Mi capitava spesso, quindi, di mostrare loro la proiezione di alcune diapositive che, opportunamente confrontate, potessero far loro capire che l'estetica non è solo un fattore soggettivo insindacabile ma coinvolge fattori molto più importanti e profondi, fra cui la cultura storica, architettonica, ambientale e una buona dose di buon senso. Nessun progettista ha il diritto di apportare permanenti modifiche all'ambiente che ci circonda, patrimonio della collettività, con interventi edificatori che, per cento anni a venire, faranno storcere la bocca a chiunque sarà costretto ad osservarlo durante i normali spostamenti quotidiani. Ciò mi hanno insegnato i miei docenti e ciò cercavo di trasmettere ai praticanti. Questo mio modo d'insegnare, però, fece gridare allo scandalo ed alcuni colleghi mi tacciarono di violazione delle norme deontologiche, affermando che non era corretto criticare i lavori eseguiti da altri colleghi. Prevedendo reazioni di questo genere, mi ero preoccupato di mostrare ai ragazzi quasi esclusivamente interventi eseguiti in località piuttosto distanti e, quindi, non identificabili sia come ubicazione, sia come nominativo del progettista che, spesso, non era neppure geometra ma bensì architetto od ingegnere (non basta una laurea in tasca per avere il bagaglio culturale necessario a progettare in modo corretto). Ora, a distanza di alcuni anni, vedo con piacere che non è più scandaloso tacciare d'incompetenza un collega che si permette di realizzare interventi come quello illustrato: quando un progetto è sbagliato, lo è dal punto di vista culturale e, quindi, oggettivamente criticabile! La buona architettura non è un fatto meramente di gusto personale che, come tale, riveste carattere assolutamente soggettivo e non criticabile; la buona architettura è studio, passione, ricerca e profonda cultura oltre a buon gusto e tanto, tanto buon senso. Meglio tardi che mai! Con stima
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