Precisazioni
Carissimo Mazzi,
ho letto con attenzione il tuo intervento circa la disputa fra il bello ed il brutto, pubblicato in "bacheca"; sento la necessità di risponderti per chiarire meglio la mia posizione espressa nella lettera che ho spedito al Presidente Morselli in risposta all'articolo pubblicato sulla rivista del Collegio riportante la diatriba fra il bello ed il brutto in architettura. Io non ho mai voluto criticare l'intervento additato come scandaloso e riportato nell'articolo di Morselli, anche perchè non conosco affatto l'edificio in questione ed un giudizio corretto necessita di un esame molto più attento rispetto ad una semplice, piccola foto di un prospetto.
Ciò che mi premeva era affermare che è sempre lecito e non scorretto criticare un progetto altrui quando è palesemente sbagliato dal punto di vista culturale ed architettonico.
D'altra parte sono assolutamente d'accordo con le tue considerazioni circa le scelte progettuali effettuate da quel progettista, almeno in via puramente formale. Ciò che tu affermi mi è stato infinite volte ripetuto dai miei docenti universitari e ne ho fatto una regola di progettazione. Evitare ogni forma di espressione "falsa" è un principio sacrosanto e, dovendosi confrontare con una realtà preesistente, fortemente caratterizzata, è certamente corretto rispettare la possibilità di lettura dell'edificio originale, senza falsificare un suo logico e coerente ampliamento. Appare quindi giusta la scelta progettuale di eseguire un intervento che non pregiudicasse questa lettura, edificando un corpo edilizio estremamente razionale e pulito nelle forme, confrontandosi con l'esistente solo nella scelta dei materiali di paramento esterno. Poi, ripeto, è certamente azzardato da parte mia esprimere giudizi senza conoscere bene l'intervento in questione ma, dal poco che mi sembra di capire, credo che la scelta architettonica e formale sia quanto meno corretta.
Con stima, Giorgio Setti
[Data e-mail: 19/12/2002]
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